Lo scrittore aquilano – o scrivente, come preferisce farsi chiamare – Alessandro Chiappanuvoli è stato in residenza negli spazi di C.A.S.A. tra agosto e settembre 2019 insieme al fotografo Antonio Di Cecco, per contribuire ad uno degli itinerari della guida partecipata di Ussita su cui stiamo lavorando dall’autunno 2018. Abbiamo chiesto ad Alessandro di lasciarci anche una testimonianza dei giorni trascorsi in paese, tra i monti e a contatto con molte voci. Eccola qui.

Volevo fare una vacanza con il mio cane. In montagna, perché è lì che naturalmente un bracco può dare sfogo alla sua energia. Ho pensato ai Sibillini. Poi mi sono ricordato di Porto di Montagna e delle residenze artistiche, di cui ho saputo in aprile al festival IT.A.CÀ. Unisco l’utile al dilettevole, mi sono detto, posso dare un contributo con la scrittura e un aiuto al territorio con la mia presenza, mentre scopro una parte dell’Appennino che non conosco. Il resto è stata organizzazione, ironia e brainstorming condivisi con Chiara, Marta e Federico. Il resto è stata attesa, attesa per il ritorno a Ussita, dove arrivai in un tardo pomeriggio del novembre 2016, quando per scrivere articoli sul terremoto tentavo di braccarlo come fa il mio cane con ogni odore, con ogni traccia.

Nei giorni immediatamente precedenti ho immaginato la mia residenza come un gioco. Da un lato, giocare a essere di nuovo terremotato, dall’altro osservare gli abitanti di Ussita giocare a essere terremotati, vederli vivere la vita del terremotato che un tempo fu la mia. “Giocare” nel senso di interpretare un ruolo, nel senso di sperimentare questa difficile, primordiale e folle condizione che quasi tutto azzera, che quasi tutto riporta all’origine, agli albori della società, al germe della comunità. Giocare a osservare loro per ricordare me stesso, il mio terremoto, i miei dieci anni. Giocare a osservarli da vicino e avere la possibilità di stare loro accanto come un fratello maggiore: guardarli sbagliare, guardarli fare la cosa giusta. Dare magari un consiglio, o tacerlo. Dire una parola giusta; giusta non perché lo sia, ma perché quella parola andrà a toccare i loro corpi dove ora c’è una ferita aperta, mentre nel mio, in quello stesso punto, c’è pelle inspessita, rimarginata. E tale è stata la residenza, un gioco di scambio, un dono reciproco. Una condivisione di esperienze. Una messa a disposizione. Un confronto mai condiscendente, mai deferente. In casa del terremoto si è tutti uguali, si è figli e figlie dello stesso padre, figli e figlie della stessa madre, si è vivi nello stesso, basilare modo.

Ma la residenza è stata anche scoperta, una rapida ma intensa immersione nel profondo mare di storia che è ed è stata quella Terra di uomini illustri all’ombra del Monte Bove. Scoprire i cardinali, i monsignori, gli eremiti, e i nobili terrieri, le ricche famiglie di allevatori e le umili al loro servizio, la pecora sopravissana, le centrali idroelettriche, il gravagliolo ussitano, il rapido sviluppo economico legato al turismo, le funivie, gli alberghi e i rifugi, Frontignano. Le donne e gli uomini che fecero di questa terra la loro carne, le donne e gli uomini che oggi fanno di questa terra il loro pasto quotidiano; fame e sazietà, utopia e speranza. Scoprire la differenza tra le frazioni, il variegato grado di “ussitanità” distribuito nella valle, tra l’Ussita pastorale, genuina, legata ancora con filo sottile alle proprie tradizioni, e l’Ussita del boom economico, della rapida e improvvisa ricchezza e del lento, forse inesorabile, declino. Questi tanti, piccoli mondi che orbitano attorno all’unico punto fermo, il baricentro di tutto, della prosperità come dell’austerità, della gioia come del dolore, del passato come del futuro, il Bove: la stella madre perno persino del temperamento degli ussitani.

Da fondovalle alla cima del Bove, passando per le frazioni di Vallazza, Capovallazza, Casali, la Val di Panico, e poi ancora Calcara, Sorbo, Cuore di Sorbo e Frontignano, a caccia dell’anima di Ussita siamo andati, io e il fotografo Antonio Di Cecco. Lui cercava le spigolature, gli scorci, le traiettorie, le visuali oniriche e architettoniche, le sfumature, i contrasti, di colore e di forma, io il magma, il cemento, la storia, le tradizioni, l’amalgama ma anche le peculiarità, i ricordi, il luoghi del cuore e dello spirito, della famiglia e della comunità, gli ingranaggi quanto la forza motrice, l’essenza quanto la struttura. Ed è stato un viaggio lungo quasi 30 chilometri quello che abbiamo percorso, un viaggio alla ricerca del senso del luogo, dell’abitare il luogo, e del continuo confronto tra l’essere umano e il territorio, quello scambio biunivoco che fa di lui la nostra casa e di noi la sua immagine, la sua rappresentazione speculare ed eterogenea. Un viaggio per ricordare e per ricordarci che siano tanto creatori del luogo quanto suoi frutti, che siamo preda delle sue dinamiche e dei suoi umori quanto siamo artefici del suo destino, e dunque del nostro. Un viaggio per ricordare e per ricordarci che è ancora tutto possibile, che ogni scelta è nelle nostre mani, nell’infinito spettro di sfumature – che il terremoto ha la capacità di rendere luminoso, visibile – tra la vita e la morte.

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Alessandro Chiappanuvoli (L’Aquila, 1981)

Dal 2016 si occupa di terremoti per «Internazionale». Ha pubblicato Lacrime di poveri Christi – Terzigno: cronache dal fondo del Vesuvio (Arkhè, 2011), un reportage narrativo sullo scandalo rifiuti in Campania, la silloge di poesia golgota (Zona, 2013) e Sopra e sotto la polvere (Effequ, 2019) a dieci anni dal sisma de l’Aquila. Suoi scritti e articoli sono apparsi su Stella d’Italia. A piedi per ricucire il Paese (Mondadori, 2013), «Il Manifesto», «Il Messaggero», «Effe – Periodico di altre narratività»; e sui blog «Nazione Indiana», «Il Primo Amore», «Doppiozero» e altri.

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Progetto: ONCE APP_ON A TIME
Vincitore del bando “Sostegno ai giovani talenti”
Finanziato da: Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale
Soggetto Capofila: Associazione Socio-culturale Riverrun
Soggetti partner: Associazione culturale Omphalos – Associazione culturale Sineglossa