Fabriano – 30 marzo 2019
Assemblea verso una Carta dell’Appennino

Con l’obiettivo di condividere e fissare gli elementi che hanno animato il primo incontro aperto sulla Carta dell’Appennino proponiamo una sintesi di restituzione dei lavori. D’ora in avanti la Carta sarà in cammino lungo tutta “la schiena d’Italia”, pronta ad accogliere contributi, modifiche ed integrazioni suggerite da tutte le terre che saranno attraversate. La Carta sarà dunque un mezzo e non un fine, uno strumento che stimoli l’interesse attorno ad un Appennino “altro” che possiamo e dobbiamo immaginare assieme.

Premessa

La Carta dell’Appennino è un percorso che parte a Fabriano, il 30 marzo 2019, nel corso del Festival Terre Alt(r)e e che raccoglie necessità condivise nel tempo da varie realtà e territori.

La Carta fin dal principio non vuole avere carattere vertenziale nei confronti di istituzioni varie. Non si tratta e non si tratterà di una proposta di legge o di richieste da far accogliere dal Governo di turno. La Carta non cerca legittimazione dall’alto, ma nasce come processo costituente che vuole affermare principi e diritti a tutela dell’Appennino basandosi sulle relazioni tra chi vive i luoghi, chi li attraversa e chi se ne prende cura. A partire dai principi che nella Carta trovano e troveranno spazio si potranno poi sviluppare singole vertenze che da essa prenderanno linfa e spunti.

La Carta nasce dalla consapevolezza che senza una progettualità “altra”, che sappia tenere conto delle peculiarità del territorio nel suo complesso, verrà imposta e perpetuata una visione di sfruttamento del territorio che tenderà a gestire l’Appennino come spazio da mettere a valore in termini meramente economici e speculativi, piuttosto che luogo da valorizzare secondo logiche di sostenibilità ambientale e sociale di lungo periodo.

La Carta dell’Appennino è in primo luogo un ponte tra contesti interessati da problematiche simili, in cui la marginalità geografica, l’erosione dei servizi, le scelte politiche, gli andamenti economici, la mancanza di ricambio generazionale e l’emigrazione della popolazione attiva – specie nelle sue componenti più giovani – hanno contribuito a tratteggiare un quadro di declino e di subalternità alla città che si è consolidato negli ultimi anni. Questi contesti, indicati da Rodríguez-Pose quali luoghi che non contano, sono presenti nell’intero arco appenninico e innervano la realtà delle aree interne del nostro Paese.

La Carta dell’Appennino vuole quindi essere un’occasione di confronto e uno strumento per affermare la necessità di un cambio di paradigma rispetto ai problemi, alle criticità e al futuro di questi luoghi sia rispetto allo specifico caso delle aree interessate dalla situazione post-sisma, sia in merito ad un orizzonte più allargato, rivolto ad altre terre che condividono simili processi ed esperienze.

La Carta dell’Appennino è un momento di incontro tra persone e idee, ma anche un momento di scontro tra visioni del mondo divergenti. Da una parte, ovviamente, quelle dominanti, affini alle logiche predatorie e inique del capitalismo contemporaneo, delle quali sono sempre più evidenti i meccanismi, gli attori, i progetti e le politiche che interessano i territori dell’Appennino. Dall’altra, quelle meno mainstream, ma non per questo subalterne, delle quali ci sentiamo portatori e portatrici, convinti e convinte come siamo che ogni sguardo al futuro di questi luoghi passi attraverso la necessaria garanzia del presente e il più complessivo ripensamento dello sviluppo in chiave realmente sostenibile ed equa.

Leggi la Carta dell’Appennino

I punti della carta

Oltre il valore economico
L’unica vera sicurezza
Servizi alla persona e vulnerabilità sociale
Diritto a restare, diritto a partire
Racconto e narrazioni consolatorie
Stop alle Grandi opere
L’Appennino non è una casa vacanze
Riappropriazione dei beni comuni
Partecipazione