IT.A.CÁ, 26 aprile 2019, Fiastra

I cammini per chi li vive, siano essi pellegrini o viandanti, rappresentano esperienze uniche da raccontare spesso in tempo reale sui numerosi canali social, o più tradizionalmente al rientro a casa. Ma cosa rappresentano per un territorio i cammini, gli itinerari di pellegrinaggio o di turismo lento? L’attenzione e gli studi si sono spesso concentrati sul pellegrino e sulle sue motivazioni di viaggio. Queste sono state spesso ricondotte agli ambiti spirituali, religiosi, culturali, e turistici. La realtà è, tuttavia, sempre più complessa. Alcuni partono mossi dalla voglia di cimentarsi in un viaggio lento alla scoperta di luoghi e di persone, altri sono mossi da profonde esigenze di cambiamento di vita. I concetti che forse più si avvicinano al cammino sono, per la mia esperienza personale, quelli di ricerca e di cambiamento. Non di rado chi parte si trova in un momento di transizione, di passaggio. Si parte e forse non si sa bene perché si parte, si torna che qualcosa è cambiato nella propria vita.

Ma cosa accade a un territorio che è attraversato da un cammino?
Quali sono le ricadute economiche, sociali e culturali sulle comunità ospitanti?

Una recente analisi dell’Università di Santiago di Compostela e dell’Agenzia regionale Galicia Tourism relativa al Cammino di Santiago esamina l’impatto economico, demografico, sociale e ambientale dei viaggiatori a piedi sul territorio e in particolare sulle aree più remote e le sue comunità. Vediamone alcuni aspetti essenziali, che offrono spunti utili per la realtà dei cammini italiani:
• I pellegrini hanno un impatto economico maggiore rispetto ai normali turisti. Ogni pellegrino ha lo stesso impatto economico di 2,3 visitatori nazionali (differenze nella permanenza media, nella spesa media e nell’effetto moltiplicatore).
• I pellegrini sostengono l’economia generale. Ogni euro speso da un pellegrino genera fino all’11% della produzione aggiuntiva.
• I pellegrini sostengono l’occupazione. Ogni euro speso da un pellegrino genera fino al 18% di ulteriore occupazione.
La presenza dei pellegrini sta frenando il declino della popolazione rurale. I pellegrini pernottano in località remote e supportano servizi e strutture locali.
• La gente del posto accoglie i pellegrini. Oltre il 90% dei residenti percepisce gli impatti positivi del Cammino (per reddito, commercio locale, occupazione, turismo) e non percepisce impatti economici negativi.
• I pellegrini sostengono i prodotti locali. Nel paniere dei pellegrini si evidenziano le spese per beni e servizi più intensi (i servizi di cibo e bevande rappresentano il 61% della loro spesa rispetto al 26% nel caso di turisti non residenti) e che sono anche prodotti localmente (il pellegrino mostra una preferenza maggiore per i prodotti locali).

La mia esperienza, sia professionale che come volontario, maturata in oltre 10 anni di lavoro a sostegno dei cammini in Umbria conferma le positive ricadute economiche dei cammini sul territorio e le comunità. Rigenerazione dei piccoli borghi fuori dalle principali rotte turistiche, recupero e conversione dell’edilizia inutilizzata a struttura ricettiva, promozione e commercializzazione dei prodotti locali, nascita di nuove forme di occupazione, incentivo al ripopolamento dei borghi, recupero dei sentieri, questi sono solo alcuni degli aspetti positivi e riscontrati dalle comunità e dagli operatori economici che vivono sulla Via di Francesco, ma anche sugli altri importanti cammini dell’Umbria, tra i quali il Cammino di San Benedetto, creato da Simone Frignani.
Il cammino non produce solo benefici economici, e non va considerato come un fenomeno meramente economico. Considerare il cammino una nuova merce da vendere, sarebbe errato e distruggerebbe l’autenticità dell’esperienza e con essa anche i suoi benefici economici. L’esperienza insegna che una comunità consapevole e coesa è la chiave del successo del cammino. Esempi di ciò sono i volontari che si impegnano a curare la segnaletica e il sentiero, le comunità che collaborano con gli enti pubblici per la salvaguardia e la promozione del percorso, gli operatori economici delle aree rurali meno note che hanno nuovi mezzi di sostegno e hanno l’occasione di continuare a vivere sul territorio.
Queste semplici considerazioni fino a dieci anni fa riguardavano principalmente la Spagna e il cammino di Santiago. Oggi l’Italia, lentamente ma costantemente, ha scoperto questa forma di viaggio, in grado di creare benessere sia per il camminatore che per le comunità che lo ospitano. Come ben sa chi cammina, per quanto faticoso è il cammino, la gioia della meta è sempre maggiore. L’auspicio è che la cultura e l’economia sostenibile legata ai cammini possano sempre più diffondersi nelle regioni italiane. Così come credo che il Cammino delle Terre Mutate potrà portare cambiamento in chi lo percorrerà e nelle comunità che accoglieranno i viaggiatori.

Gigi Bettin (Cammini in Umbria, La via di Francesco)

Per un sunto del rapporto in inglese
Per il rapporto completo in spagnolo

Siti utili per approfondire la cultura dei cammini:
Atlante dei Cammini
Percorsi di Terre
Cammino nelle Terre Mutate