“Ai piedi del Vettore, una famiglia e un Ferragosto”

La giornata non inizia con il piede giusto: qualcuno stamattina ha preso una coppia delle nostre racchette dall’ingresso del Rifugio Sibilla. Ma com’è possibile? Respira, Chiara, respira! Tappezzo i muri esterni con un biglietto tra il comprensivo e il minaccioso, sperando che a fine giornata qualche reduce dal Sibilla le riporti a casa. Ed in effetti è così, ci chiamano verso ora di pranzo e ci confermano che dovremmo tornare a prenderle alla fine del cammino, il che non ci dispiace, considerando che per far loro compagnia abbiamo lasciato lì anche un paio di calzini stesi sul filo ad asciugare…

Mentre scendiamo dal Monte Sibilla incontriamo ventuno macchine e un motorino, arriviamo a Montemonaco e ci sembra di essere a Los Angeles: son bastati tre giorni oltre i 2.000m slm a radicare in noi la necessità di una ridotta e delicata compagnia di montagna. Ci incamminiamo in direzione Montegallo, la strada è lunghissima e in ebollizione, il sole picchia sull’asfalto, non c’è nessuno in giro: tutti sono al pranzo di Ferragosto. Tutti tranne Francesco, originario di Porto Potenza Picena (Nelle Marche, precisa lui) che ci carica dopo dieci minuti di autostop e ci alleggerisce di 7/8 km fino all’incrocio di Colle.

Da lì a qualche minuto vediamo un distributore di benzina Q8, sentiamo molte voci e risate, ci avviciniamo e scopriamo che è il nuovo habitat de La Taverna del Gallo Sibillino. Due container sulla piazzola dove di solito sostano le macchine, una griglia accesa, i tavolinetti rossi della Peroni, un gazebo bianco della Moretti (che par condicio!) e poi tutto quello che ti aspetti da una trattoria: centrotavola, calici di vino, vassoi pieni di tagliatelle, piatti in ceramica. Una parete in simil canneto nasconde l’erogatore della Super, con appesi vasi di gerani e violette, riservandoci un po’ di intimità. Al posto del cotto a terra c’è l’asfalto, ma chi se ne importa… Sono tutti qui, insieme, la comunità riparte, ride, scherza, è caotica e parla a voce alta, e la loro vita sembra avere lo stesso tono. Ci sorridono tutti mentre asciugo il sudore dai miei occhi appannati, si avvicinano curiosi a causa dei nostri zaini, ci fanno domande parliamo di Visso e del lato del Parco da cui proveniamo noi.

Ci chiamano “Matti” perchè camminiamo da ore con questo caldo

In molti hanno una maglietta con scritto Bar Babbalò: moriremo ma non di sete. Il signor Cesare vuole assolutamente accompagnarci in macchina dopo il turno, noi lo ringraziamo ma rifiutiamo gentilmente, vogliamo continuare a imbatterci in situazioni di questo tipo e possiamo farlo solo proseguendo a piedi.

Più avanti attraversiamo la frazione di Cittadella, con una nuova struttura dal bel design in legno e vetro perfettamente integrata all’ambiente. È pieno di gente anche qui e al suo fianco scorgiamo il vecchio agriturismo in pietra, sigillato e disabitato. Sembra di intravedere il futuro, o il tempo che avanza e si riassesta.

Continuiamo verso Montegallo, sfiorando un’isoletta di prato con tende, tavole imbandite, bambini indaffarati e anziani che fanno la pennichella. Arriviamo nella frazione di Balzo, sono le 3.00 PM e il Monte Vettore ci accompagna ad ogni passo. Vediamo una casa puntellata con l’acciaio e in un angolino una famiglia molto numerosa che festeggia il ferragosto in uno spazio ricavato davanti ad un garage. La loro casa è mezza crollata e pericolante, sembrano essere in campeggio.

L’acqua ai viandanti non si nega mai ed è con questa scusa che ci affacciamo al loro cancello

Ridendono mi rispondono che c’è una fontanella difronte a me (ehm…) ma che loro hanno vino e dolci, ci tirano dentro senza farselo chiedere un seconda volta e in un attimo ci ritroviamo seduti con una fetta di cocomero in mano e un bicchiere di rosso piceno tra le labbra. Restiamo con loro per due ore, non capiamo bene chi è parente di chi, qualcuno viene da Roma, una ragazza è polacca, qualcun’altro è proprio di Balzo e ora vive nel camping due curve più in là. Il signore di 92 anni seduto sul divano ci osserva silenzioso e con il bastone tra le mani inizia ogni racconto così:

Quando ero bambino io al Lago di Pilato…

Si dibatte a piccoli gruppi di tanti argomenti, dei turisti che invadono la montagna, di cosa vuol dire nascere qui, dell’Ente Parco, degli amici morti ad Amatrice, della sete di cultura, dell’inagibilità E, dei romani simpatici e di quelli un po’ meno (trend topic di tutti i Sibillini!), del ritrovarsi insieme e comunque sotto un tetto che non c’è, della volontà di continuare a farlo. Prima di andare via li abbracciamo tutti e scattiamo una foto, l’anziana signora che per prima ci ha aperto il cancello tirandomi dentro con dolce insistenza mi stringe la mano e mi dice all’orecchio:

Tornate, noi saremo qui

È stato il primo pranzo di Ferragosto della mia vita. Mi sento onorata per averlo trascorso così.
Arriviamo ad Abetito accompagnati da farfalle invadenti, attraversando pollai e campi di grano.

Domani alcuni muratori rumeni che lavorano nei nuovi cantieri di Arquata del Tronto ci porteranno a Pretare, nel loro bagagliaio, si parte alle 5 di mattina. Questo cammino, a tratti studiato in ogni dettaglio e a tratti felicemente improvvisato, mi sembra quasi una nuova vita che mi appartiene più di quella che ho lasciato.


Martedì 15 agosto 2017
8 / dal Monte Sibilla ad Abetito (Montegallo)
Percorso: discesa strada sterrata dalla Sibilla, Montemonaco, SS Balzo Montegallo, Abetito
19 km percorsi 
Da 1540m a 779m slm

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