“Ritrovarsi, con la Sibilla”

Oggi cammino come se avessi una ferita aperta, una partenza debole e affaticata, la mani segnate e invecchiate dal sole di montagna, di un colore simile alla corteccia degli alberi. Ultimo giorno di creste e solitudine, da domani torneremo ad attraversare paesi e comunità, a fare domande, a non poter dare risposte.

Tagliamo l’Argentella in direzione Palazzo Borghese (2.057 m s.l.m.) un nome che tra tutti quelli più immaginifici di questa catena mi stona un po’, sembra quasi un isolato di città mentre qui vedo solo un paradiso perduto e lontano. Ci arrampichiamo sul Monte Porche (2.233 m s.l.m.) attraversando ancora fratture e tagli sui versanti, osservati da cavalli in libertà e in lontananza scorgiamo un altro laghetto prosciugato. Questa parte del Parco Nazionale dei Sibillini mi ricorda la Monument Valley, con le sue rocce imponenti e una natura incontaminata e guardinga. All’improvviso da sinistra arrivano urla e grida che rimbombano per tutta Vallelunga:

E! IAAA! Suuuu! AAA! Vaaa!

… ci blocchiamo entrambi ad ascoltarle, sono dure e profonde.
È un pastore con un paio di cani neri che gli ronzano attorno, da solo a governare un indisciplinato gregge di pecore bianche e nere che cercano di sparpagliarsi tra le roccette scoscese della valle, un belato qua e là. Ci fermiamo in silenzio e ipnotizzati spiamo dall’alto questo momento quotidiano …per un’ora.

Il nostro tempo è altrove, sento che la storia di chi siamo è esattamente qui.

Continuiamo il sentiero, tra saliscendi continui, intravediamo il Lago di Gerosa, è così bello che sembra disegnato e viene voglia di poter fare un passo lunghissimo e immergersi nelle sue acque azzurre. Sarebbe un sollievo per le nostre vesciche. Poi finalmente arriva lei, di cui tanto ho letto e ascoltato.

Il Monte Sibilla (2.173m s.l.m), o meglio La Sibilla, mi sorprende, è lunga e possente, gialla come sabbia infuocata, sa essere irregolare e allo stesso tempo accogliente, sembra una grande madre che veglia su tutte le altre cime e sulle cui alte ginocchia ti arrampichi fino ad immergerti nel suo grembo, tra i suoi misteri, tra le sue braccia.

C’è un sole forte e incontriamo molte persone, troppe per i miei gusti, sicuramente alcune troppo chiassose. A sinistra abbiamo la Gola dell’Infernaccio, inquietante e impervia, mentre a destra c’è la valle di Foce, poi la provincia di Ascoli, si vede il mare e perfino il Gran Sasso. Davanti a noi ci attende una parte del sentiero naturistico E10 del Parco, un po’ difficoltoso per chi non ha voglia di saltellare e arrampicarsi un po’. Noi non vediamo l’ora. In tanti ci chiedono quanto manca e sono stanchi e a me mancano gli escursionisti silenziosi, solitari e tenaci del Vettore. Scendiamo al Rifugio Sibilla accompagnati da un parapendio giallo, andiamo di corsa e ci sogniamo una doccia calda, tra un ciclista toscano che fischietta e due ragazzi vivaci che si sfidano in discesa. Nel frigo c’è la birra Virtuosa di Serra San Quirico. Mentre scrivo me ne sparo due (io che non bevo birra). La Sibilla sorride, so che è con me.

PS. L’unico piccolo incidente avuto in cammino è quando al Rifugio Sibilla ho deciso di utilizzare il phon invece del vento, o di un camino. Si è spaccato a metà e mi ha tranciato un dito… ovviamente l’ho subito preso come un segno per il mio inselvatichire.


Lunedì 14 agosto 2017
7 / dal Monte Argentella al Monte Sibilla
Percorso: Palazzo Borghese, Monte Porche, Cima Vallelunga, Monte Sibilla E10 (E156 / E155), Monte Zampa, Rifugio Sibilla
15 km percorsi 
Da 2002m a 1540m slm (quota massima raggiunta: Monte Porche 2233m slm)

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