“Non eravamo dominati che dal cielo”

Questo è stato l’unico giorno in cui non siamo stati in cammino verso una nuova casa ma siamo tornati ad addormentarci sotto un infinito tappeto di stelle e rumori sconosciuti (Casale Argentella). Tradotto in gergo meno poetico: primo e unica tappa in cui torneremo alla base e – soprattutto – niente zaini pesanti sulle spalle. L’obiettivo è la Cima del Redentore (2.448 m s.l.m.), secondo in altezza solo alla punta del Monte Vettore (2.476 m s.l.m., cui appartiene) e prima vetta dell’Umbria.

Vogliamo camminare proprio sulla faglia, tra fratture, strappi e dissesti ma anche paura, incredulità e vertigini. Siamo attenti nel calpestare e rispettare la violenza del terremoto in alta quota e le creste di una montagna che sembra essersi riassestata sulla sua nuova conformazione. Chi conosce questi luoghi ci torna provando un profondo estraniamento, tra dolore e accettazione.

Io vedo profili nell’erba, all’orizzonte e tra i sassi spaccati, e inizio a pensare che questi monti sono maledetti quanto magici. Dobbiamo rallentare il passo e fermarci ad aspettare, la nebbia ci copre la visuale e rende il paesaggio spettrale. Siamo in pochi a camminare su queste creste e se qualcuno che incroci ti dice che ha appena parlato con un altro, ti anticipa solo il tuo prossimo incontro. Penso che a certe altezze, sui visi degli sconosciuti, si possano leggere tante cose solo all’apparenza indecifrabili.

Incrociamo solamente tre escursionisti (anche se ci dicono che Forca di Presta è piena di macchine).
Ci fermiamo una mezz’oretta con uno di loro, a Punta di Prato Pulito (2.373 m s.l.m.).  Luca di Varese vive in Austria ed è innamorato dei Sibillini. Mentre il nostro sguardo unico e collettivo è rivolto al Pian Grande, Luca ci racconta che l’anno scorso è andato in Patagonia con la sua ragazza austriaca e quest’anno, quando l’ha portata qui, lei gli ha detto: “Ma perché non siamo venuti direttamente qui?”. Io sorrido con un pizzico di orgoglio marchigiano e ci scambiamo i contatti, è curioso del nostro viaggio, mi chiede se scriverò di lui.

Pochi minuti ancora e a valle appare il lago, lo vedo per la prima volta ma è come se lo conoscessi da sempre. Gli giriamo intorno verso il Rifugio Zilioli. Io tendo subito a proteggerlo, cercando con il binocolo disturbatori da segnalare. È più forte di me. Non c’è nessuno nella sua splendida valle di origine glaciale e tiro un respiro di sollievo. Attorno al Lago di Pilato ruotano tante leggende. Un lago di inferi pieno di spiriti maledetti e affabili diavoli il cui accesso era controllato dalla gente del luogo per proteggere le proprie terre da tempeste e sacrilegi. Un lago circondato da maghi e negromanti in cammino, pronti ad offrire libri malvagi al diavolo in cambio di ambiti desideri. Vorremmo avanzare ancora ma è tardi, tornando indietro ripercorriamo la cresta verso Forca Viola, traccia della faglia crudele che in passato ha causato lo sprofondamento del bacino di Castelluccio. Osservo tutta questo dall’alto ed è maledettamente meraviglioso.

Non eravamo dominati che dal cielo e si scorgeva quanto orizzonte può comprendere occhio umano
Lucia Rossi-Scotti, prima ascensione femminile alla Cima del Redentore (1879)


Domenica 13 agosto 2017
6 / Escursione al Redentore (da Casale Argentella)
Percorso: Fonte delle Fate, Quarto San Lorenzo, Cima dell’Osservatorio, Cima del Redentore, Cima del Lago, Punta di Pratopulito
13,1 km percorsi
Da 2002 m a 2448 m slm

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