“La via lattea ad occhio nudo”

Partiamo alle 6 dal nostro b&b di Abetito sul furgone di alcuni ragazzi rumeni della ditta Wolfhouse di Bolzano con cui abbiamo condiviso la cena e la colazione. Stanno lavorando ad Arquata del Tronto per costruire una scuola in legno. Un paio di settimane e sarà pronta. Parliamo di soluzioni abitative per terre irrequiete come questa, ma anche di strutture a ridotto impatto ambientale, già installate in altre zone d’Italia. Un punto di vista interessante, tecnico e pragmatico. Dopo aver salutato un pastore dal volto scuro ci facciamo lasciare una curva prima del presidio militare di Pretare, vogliamo evitargli problemi al posto di blocco e preferiamo andare a chiedere a piedi. Ci fermano già da lontano: è impossibile proseguire verso Arquata del Tronto.

Qui non c’è più niente, solo case distrutte e un cantiere aperto, dicono i due giovani militari.

Solo aghi di pino, e silenzio, e funghi, penso io.

Ho i brividi ogni volta che mi imbatto in confini, frontiere e presidi istituiti dall’uomo, ma provo a capire le esigenze e torniamo indietro tramite sentieri fino a Forca di Presta. Ogni volta che incontro un gregge di pecore resto incantata per qualche minuto, osservando l’alleanza uomo/cane nella gestione del docile gruppo. Mi sembra una collaborazione affascinante quanto complicata, resterei ore a cercare di capire la tecnica che ne regolamenta spostamenti e suddivisioni. Poco dopo inciampo un po’ scioccata in una zampa di pecora ancora fresca di morte, mi spiegheranno poi che è abbastanza normale qui… ci sono i lupi.

Lungo il GAS – Grande Anello dei Sibillini, precisamente ai piedi del Rifugio degli Alpini (inagibile) ci fermiamo a parlare di deltaplano e parapendio con due generazioni di uomini volanti pronti a salire sul Monte Vettore per lanciarsi, fedelissimi di queste zone, vengono qui dall’87. Augusto di Vercelli ci mostra il video dei voli di ieri fatti con la GoPro, ci racconta delle 5 correnti che si intrecciano sulla piana di Castelluccio e di quanto questo sport necessiti di pazienza e preparazione. Ci mettono il parapendio in spalla per farci sentire quant’è leggero, a differenza del deltaplano.

Arriviamo presto al Rifugio Belvedere ed è un paradiso tutto nostro.
Ci togliamo scarponi e pantaloncini, infiliamo ciabatte e costume e ci stendiamo sulla piattaforma panoramica con vista sul Vettore e i Monti della Laga. Prendiamo tutto il sole che c’è, apriamo amaca e sedia tibetana, il mio corpo si ricarica.
Enrico di SibilliniBackUp arriva nel primo pomeriggio ed è subito merenda: latte fresco e ciambellone. Finalmente ci prendiamo del tempo per conoscerci un po’ e ci racconta di cosa significa passare l’inverno qui da rifugista, ovvero come spalare il Casale Argentella intravedendo solo il comignolo.

Serve tanta passione, ma qui sembra non mancare a nessuno.

Arriva la famiglia di Perugia con cui condivideremo il silenzio della notte al Belvedere e andiamo tutti a cena alla Sagra di Castelluccio, raggiunti da Andrea, Chiara e Carlo del Rifugio del Fargno e del Casale Saliere di Fematre. Sotto il tendone della Taverna c’è aria di resistenza, coraggio e tanta, tanta fatica. Domani torneremo. Siamo tra i pochi a dormire vicino Castelluccio; scopro che, escluso qualcuno che vive in roulotte, tutti tornano verso Norcia, a mezz’ora di strada. Per ora siamo noi sette al Belvedere, una volpina, due lepri e una civetta incontrate lungo la strada.

È passata mezzanotte, è ora di lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo. Sbircio per l’ultima volta la via lattea, da qui si vede ad occhio nudo. Vorrei che insieme a me potessero vederla anche tutti gli altri.


Mercoledì 16 agosto 2017
9 / da Abetito (Montegallo) a Rifugio Belvedere – Zona Rotonda (tra Forca di Presta e Colle le Cese)
Percorso: in macchina fino all’ingresso di Pretare, blocco militare, torniamo indietro e prendiamo il sentiero fino a Forca di Presta
12 km percorsi 
Da 779m a 1632m slm

Giorno precedente | Tutto il cammino | Giorno Successivo