La Pasquella è stata una delle feste emerse fin dai primi incontri della guida su Ussita, tra racconti e ricordi di una tradizione che dopo il sisma non si era più celebrata. Una festa (e un canto) dall’origine pre-cristiana che si svolge la sera del 5 gennaio, il cui nome deriva dall’espressione Pasqua Epifania, solitamente utilizzata per indicare un giorno di festa. I pasquarellari, a volte accompagnati da strumenti musicali, a volte immersi in canti più raccolti, richiedono cibo e vino porta a porta augurando a tutti la buona sorte per l’anno a venire.

Quest’anno Ussita è tornata a festeggiare la sua Pasquella, addirittura in doppia veste: una più raccolta organizzata dall’Associazione Casali (solitamente si svolgeva per le strade della frazione) e un’altra meno legata alla tradizione del paese ma con la presenza di alcuni stornellatori marchigiani organizzata da altri residenti e amanti di Ussita, entrambe con il supporto di C.A.S.A. Pasquelle che poi sono confluite sullo stesso percorso nelle aree SAE del paese e bussando insieme alle ravvicinate porte per continuare a richiedere la licenza di cantare, come da tradizione. Un canto di questua a sancire il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo, che – come speravano anche i vecchi pastori dell’Appennino – ci auguriamo sia decisamente migliore di quello che ci ha appena salutati.

 

Viva viva la Pasquella
che dell’anno è il sesto giorno
alma gloria e luce adorno
riconduce in allegria
Viva Pasqua Epifania

Bona sera, bona gente,
che noi siamo tutti amici:
ve portiamo la novella,
L’ Anno novo e la Pasquella.

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