Prossimo appuntamento: Domenica 3 febbraio ore 16.00 – Casetta Ruggeri, Ussita

Durante un incontro della guida è emerso più volte il tema del vivere in alta montagna: cosa significa e perché emerge in modo così trasversale su tutti i temi che affrontiamo. Una domanda che abbiamo condiviso non solo nei risvolti pratici (difficoltà economiche, sociali e culturali) e nelle riflessioni su passato/presente/futuro, ma anche sul piano più sentimentale. Per alcuni significa…

trovarsi totalmente in armonia con le montagne. Altrimenti non ci devi andare per niente a vivere, se non le sai apprezzare

per altri…

sentire ogni forma di energia che la montagna emana, perché è percepita da tantissime persone

Per una signora che tanti anni fa si è trasferita a Ussita da un posto di mare, il discorso è ulteriormente diverso:

La prima volta che venivo qua avevo un po’ paura di questa montagna perché mi soffocava un po’. Venivo dal mare, dove lo sguardo si espande… e anche la vita è più espansiva. Mi sembrava che qui la vita si fermasse di fronte a queste montagne. Oggi per me la montagna è invece un collegamento verso lo stare. Ricollegarsi con cielo e terra, e ritornare a te stessa. Che non è sempre facile. Ma per me è il percorso è stato questo. Al di là del terremoto, questo posto si sa che è molto energetico. Però è un posto con una grande differenza rispetto ad altri dove ho vissuto. In questa natura non mi sento mai sola. C’è una natura che ti accoglie e ti fa compagnia in una maniera unica.

Un altro signore che non vive qua ma frequenta Ussita da molti anni per legami familiari ci racconta una dimensione in cui spesso ci ritroviamo anche noi:

Io vengo in montagna per sentirmi più solo. Ma non isolato. Quando vengo qua riesco a riappropriarmi di quello che ho intorno. Parto da me stesso. Ricomincio da me e riesco a trovare l’energia che c’è intorno. Non per isolarmi, ma per stare da solo. Solo, così riesco a rimettermi in mezzo agli altri. Ritrovando quel senso di solitudine positiva

Un residente ussitano racconta invece come è evoluto il suo attaccamento alla natura dopo il sisma:

Dopo il terremoto sento più rispetto per queste montagne. E, come tutte le cose che rispetti, mi piacciono ancora di più. Incutono timore, quindi le si ama di più. Adesso quando guardo Monte Bove a cui mancano dei pezzi penso: Guarda che cosa è capace di fare in due minuti…

A trovare una sintesi per questo sentimento ambivalente con la Natura, tra amore e timore, solitudine e comunità, attrazione e soggezione, è una ragazza che ricorda che sulla torre del Cimitero di Castel Murato di Ussita (attualmente inagibile) c’era un epitaffio, una dimostrazione – secondo lei – di come il legame tra vita e morte (ma anche distruzione e rinascita, salvaguardia e perdita) qui abbia una concezione molto fluida:

Vai al cimitero e trovi l’inno della bellezza: “Lo spettacolo di sublime bellezza che da qui ammiri rassereni il tuo animo e ti renda più buono”

La chiave della rinascita di questi territori è proteggere anche questi sentimenti. Valorizzarli significa diffondere queste emozioni, condividerli insieme, insegnarli a chi arriva qui. E se già questa fosse una strada?

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