Ad un incontro della guida, dopo tanti ricordi e racconti, è intervenuta una ragazza. Non è la prima volta che si siede con noi, non la conosciamo granché e spesso l’abbiamo vista partecipare a diverse iniziative ad Ussita. Pubblichiamo il suo intervento perché ci ha colpiti, le sue parole rispecchiano un sentire che abbiamo colto anche altrove.
C.A.S.A.

M.: Vorrei fare un piccolo intervento da turista. Io non c’entro niente con queste terre, se non che ci sono arrivata da turista e da turista continuo a viverle. C’è uno zoccolo duro di turisti che viene qui nonostante il terremoto, nonostante non ci sia un posto dove dormire, o ce ne siano pochi. Nonostante, nonostante, nonostante. Quando sono venuta qui a dicembre del 2016 il panorama era desolante perché incontravo solo forze dell’ordine, vigili del fuoco, alpini. Non c’erano i civili, non c’eravate voi. Adesso ci siete voi. Io vengo qui ogni mese perché ci siete voi. E questa per me è la forma di turismo più bella. Ho anche imparato a scoprire altri luoghi, oltre a quelli che conoscevo. Quando ho cominciato a frequentare i Sibillini tendenzialmente vivevo solo Castelluccio di Norcia e la scuola di volo in parapendio. Dopo il terremoto ho iniziato a vivere Ussita e Visso più spesso. È vero che ora l’ospitalità turistica è difficoltosa perché non c’è un posto dove far dormire le persone in gran quantità. Premetto che mi fa schifo il Natale, però quest’anno vedere qui le luminarie mi ha dato una certa emozione. Ho pensato: si può. Si può continuare a provarci. Come sta facendo Bruno con il bar, come hanno fatto le persone a Villa Sant’Antonio che hanno riaperto il B&B e quando mi è capitato ho portato gli amici e li ho fatti dormire. Io ho la fortuna di avere ospitalità da un’amica a Visso, ho dormito anche in una yurta a Macereto… dove mi piazzate, mi piazzate, io verrò comunque! Mi fa piacere trovarvi, tutte le volte. Quando dite: “Non c’è un centro sociale” …certo, spero e vi auguro che ci sia presto. Ma nel frattempo potete già fare delle piccole cose. Anche aprire a noi le vostre case. Voi sulle case lasciate la chiave nella porta. Perché lasciate la chiave nella porta?! Dalle mie parti non si usa, nessuno la lascerebbe mai.

Una signora di Ussita: Signorina, non si usava più eh… Le lasciamo adesso perché stiamo tutti appiccicati.

M.: E io la trovo una cosa bellissima, signora. Io ve le porto delle persone che vogliono imparare a fare i maccheroni con le noci da voi. Veramente, ve le porto. Io ci sono, ma molto dipende da voi. C’è gente, dove vivo io, in provincia di Bologna, nelle montagne, che mi chiede di Renato. Mi chiede di Marco Scolastici, perché ha letto il libro o ha letto dei miei post su Facebook. Gente che mi chiede di portarle i formaggi di questo luogo. Sono passati due anni, sono cambiate moltissime cose. Tra due anni spero che ne cambino ancora molte. È chiaro che non potete sperare che nell’immediato ci siano i numeri che si facevano prima, ma non rassegnatevi. Io ci credo. Per esempio, Bruno ha investito in un bar in un posto in cui non c’era più niente. E invece adesso io so che lì c’è un bar. So che, se voglio venire un pomeriggio e portare amici da Cesena o da qualsiasi altro posto d’Italia, posso portarli in quel bar a bere il caffè, o a mangiare una cosa, o a leggere un libro. Lo so. Mi aspetto molto da voi eh! Perché io non ho intenzione di smettere di venire qui.