“C’era una volta, dal ricordo alla realtà”

Salutiamo Giancarlo del Tribbio (che scopriamo esser stato sindaco di Acquacanina) regalandoci un’ultima chiacchierata con lui, mentre ci prepara la colazione di San Lorenzo.

A causa del caldo gli alberi ingialliscono le foglie riducendo al minimo le parti da nutrire.
Lo fanno per autodifesa e adattamento, a favore della sopravvivenza dell’intero sistema.

È un’intensa e sottile metafora della vita di queste terre, sento che vuole dirci questo tra le righe.
Mentre bevo il caffè mi accorgo che gli arti mi tremano un po’. Amici camminatori mi avevano anticipato che il terzo giorno poteva essere il più duro per il mio corpo: devo fare come gli alberi e ottimizzare gli sforzi. Siamo tutti indolenziti e per questo scegliamo la variante meno poetica ma più semplice, la strada asfaltata che da Fiastra arriva a Bolognola, passando per Acquacanina e frazioni. Scelta ripagata dagli incontri che faremo in cammino.
Dopo aver superato in lontananza l’abbazia di Santa Maria in Rio Sacro, ad Oppio incontriamo Mario, ex assessore alla cultura quando c’era Giancarlo… pensa te. Si siede su una panchina con di fianco il suo setter nero, Oliver. Noi ci sediamo accanto a lui,  vogliamo conoscerlo, vogliamo ascoltare. E così inizia un’ora di racconti, dalla voce di chi dal 29 ottobre 2016 è salito sui cosiddetti “pulman della deportazione appenninica” verso un camping della riviera, prima a Porto Recanati, oggi al Green Garden di Sirolo.

Qui si mangia peggio di prima e 5 mesi in un bungalow iniziano a pesare.

Mi colpisce il suo braccialetto blu, ci spiega senza chiederglielo che serve a distinguere i terremotati dai turisti, quasi 60 su 300, perché ci sono trattamenti diversi: ad esempio hanno i pasti gratis e questo ai villeggianti non piace granché, li guardano male. Lui aveva casa qui ad Oppio, oggi inagibile e appena messa in sicurezza; sua figlia invece gestiva l’unico bar del paese, oggi chiuso. È diventata mamma due giorni fa all’ospedale di Macerata e ora vivono tutti nel bungalow insieme a lui. Ci invita a tornare, la speranza è quella di poter riaprire presto il locale per far ripartire la piccola frazione, torneremo a cercarlo. Su suo consiglio facciamo una pausa ai trocchi per rinfrescarci e rubiamo tre more alla strada. Leggiamo che la Chiesa del Vallone ha il campanile posizionato cento metri più avanti, staccati dalla struttura, per fare in modo che il suono delle campane si potesse sentire meglio da tutto il paese, Piedicolle. Che buffo.
Arriviamo al Rifugio dell’Aquila, entrando in un momento di quotidianità della famiglia che lo gestisce: Brando, Alina e Valeria. Scendiamo in piazza e ordino qualcosa di caldo. La signora del bar, con una faccia stupita mi guarda ed esclama:

La ricorderemo a Bolognola come quella ragazza dai capelli rossi che arrivò a piedi da Visso nel giorno più torrido dell’anno e ordinò un tè caldo!

Immagino già la targa in piazzetta e mi piace, ne rido con lei. L’accento lo trovo molto familiare, ogni volta che la comitiva di vecchietti accanto a noi pronuncia la parola “gioia” sembra di essere in Brasile, joja. Davide e Rob mi prendono in giro. L’hotel davanti a noi sembra uno scherzo di cattivo gusto: la scritta C’era una volta collocata sopra il nome dell’hotel Bucaneve era stata messa due anni fa dal nuovo proprietario per ricordarne lo storico passato. Poi il terromoto e la conseguente inagibilità. E quella scritta, oggi, sembra proprio un tiro mancino.
Alle sei mi metto a scrivere all’ombra sotto alcuni alberi, nel silenzio di un paese semi-deserto, ma in un secondo la situazione precipita: attimi di panico di un’intera comitiva di romani di mezza età per un signore in shock anafilattico a causa di una vespa. Si alza ansimando, cade, perde i sensi, Davide lo prende al volo e lo rianima (grazie al cortisone che una signora aveva in borsa), il figlio tira un pugno sul tavolo per l’agitazione e scaraventa tutto a terra, contemporaneamente una signora viene punta da un’altra vespa e per autosuggestione inizia ad urlare, corro a prenderle del ghiaccio, la abbraccio, si tranquillizza ma ci vuole un po’. Dopo più di mezz’ora arriva l’ambulanza, qui l’ospedale è lontano. Il signore si è ripreso ma lo portano a Camerino. Parliamo con tutti, in particolare da un paio di signore io e Rob ci sentiamo un po’ infastiditi: si lamentano delle attività chiuse, dei pochi servizi, delle vespe, c’è poca gente, è troppo caldo, si sta meglio a Roma, qui nelle case non ci sono nemmeno i condizionatori. Parlano come se questi centri feriti quest’anno non fossero all’altezza della loro seconda casa e dei loro dieci giorni di ferie. Boh, non capisco… ma non insisto. Poi arriva Umberto, ci prende a braccetto e ci indica sulla mappa i sentieri più belli, i pastori a cui andare a bussare per chiedere un pezzetto di formaggio, è appassionato, un gran camminatore, e ha gli occhi lucidi mentre ci racconta le sue avventure al Fargno. Ci indica cime e sentieri, da lontano e io lo immagino lassù.
Tra me e me, desidero di portarlo in cammino con noi.


Giovedì 10 agosto 2017
3 / da Fiastra a Bolognola
Percorso: Fiastra, Acquacanina e frazioni (Vescia, Pié del Colle, Campicino, Oppio, Vallecanto), Bolognola (tramite SP)
11 km percorsi
da 762m a 1077m slm

Giorno precedente | Tutto il cammino | Giorno Successivo