“Il sentiero Neanche n’ombra”

Svegliarsi in una yurta è già di per sè un’esperienza magica.
Se poi la colazione diventa una ricotta appena fatta e affogata nel caffè caldo, proviamo già nostalgia per la prima giornata di ospitalità. Partiamo attraversando la proprietà di Marco fino al Santuario di Macereto, riprendendo il GAS (Grande Anello dei Sibillini) in direzione Cupi. Continuiamo su un sentiero da noi rinominato “Neanche n’ombra”: incrociamo solo due fonti per l’abbeveraggio del bestiame, acqua fresca in cui ci immergiamo insieme ai maremmani. Non ci chiediamo più se quello che beviamo sia potabile oppure no, si muore di caldo e saremo ad un decimo della strada. Noto da lontano i terreni di Angelo, il Pastorello di Cupi, chissà se ha ripreso la produzione di formaggio… Ottengo la risposta (“la prossima settimana”) incontrando un suo pastore di origini rumene, Nicola, o forse Nicolai.

È da poco che vivo qui, 11 anni.

Ci abbeveriamo insieme al suo gregge e ci racconta sorridendo la sua giornata di pastore immigrato in Italia, da solo, tutti i santi giorni, a girare tra questi monti con le sue pecore. Non sono proprio sue, ma vabbè, in fondo è lui che riconoscono. Ed era solo anche quella volta che si è trovato all’improvviso tra 11 cinghiali, “9 piccoli e gli altri tutti grandi” dice. Rimase immobile, ad aspettare il loro passaggio.

Salutiamo e ripartiamo, con tante immagini che ci ronzano nella testa, sempre accompagnati da mosche e farfalle. Ad ogni curva ci coglie l’attesa lievemente snervante dell’affaccio sul lago, puntualmente disillusa, lungo infinite dorsali assolate, ricoperte dal giallo di piccole spighe e l’indaco acceso dei cardi. Vorrei prendere un cartone e tuffarmi in discesa, mentre mi tornano alla mente i ricordi da bambina sull’altopiano di Montelago. Ad ogni passo di scarpone dieci saltanippoli (piccole cavallette) schizzano via dalla nostra impronta, come pioggia al contrario.

In discesa arriva la prima stanchezza, causata da una tappa che immaginavamo più breve. O forse ci siamo un po’ persi, allungando il percorso. Chissà, dobbiamo ancora prendere confidenza con le due cartine che stiamo utilizzando (CAI e PN Monti Sibillini). È una stanchezza che però svanisce appena avvistiamo il lago di Fiastra dall’alto, accelerando il passo per raggiungerlo. Non l’avevo mai visto da questa prospettiva, è meraviglioso, sembra un serpente incastonato. Mi fermo molte volte ad osservarlo, mi avvicino sempre di più fino ad arrivare alla spiaggetta: sciolgo le spalle togliendo lo zaino, via gli scarponi, mi spoglio senza fare troppo caso a chi mi guarda incuriosito e mi tuffo di corsa nelle sue acque, così ghiacciate e perfette per le nostre vesciche. Ci sentiamo liberi, giovani, spontanei e in piena armonia con la natura. Sarà una sensazione che ci accompagnerà per molto tempo.

Arriviamo al Rifugio di Tribbio e ci sistemiamo in una camerata da nove. In realtà siamo solo noi tre, ci si sente subito a casa, chiacchieriamo a voce alta, chi dalla doccia, chi lavando i vestiti, chi oltre la finestra.

Propongo di fare l’autostop fino al lago e chiedo informazioni ad una signora che mi prende subito in simpatia, ringrazio e proseguo. Dopo 5 minuti ci chiama, torna da noi e capiamo che ha voglia di dirci qualcosa. La registriamo, perché un amico che lavora per Radio Rai mi ha chiesto di raccogliere testimonianze del cammino, vedremo cosa ne uscirà. Si racconta parlandoci del modulo dove vive e della nuova zona abitativa in costruzione dove forse ad ottobre si trasferirà. Durante il terremoto del 30 ottobre 2016, quella maledetta domenica mattina, era a fare la doccia, come mio padre, come Alessandro. Si sente a suo agio e ci svela che la cinghia della sua Cinquecento di prima generazione ha un suono così acuto perché ha avuto un infarto poco tempo fa, mentre stava andando dal meccanico e da quel giorno non c’è ancora tornata… Abbassa gli occhi e dice, quasi scusandosi:

Sa’, il terremoto ti porta allo stremo.

Torniamo al rifugio sempre in autostop, quando sul ponte del lago si ferma una macchina ed è quella di un’amica di Bologna… coincidenze e cammini che si incrociano.
La figlia del gestore, Giulia, ci ricorda che i fuochi sul lago stasera non si possono perdere, vengono curiosi perfino da Roma, mentre Giancarlo rincara la dose:

È ‘no spettacolo: i fochi rimbombano tra le montagne tre vorte, è come ‘n artro terremoto.

Scopriamo che il rifugio è stato la mensa per gli sfollati e che per la prima volta è stato aperto anche d’inverno, anche se la mitica quindicenne (portiere di calcetto in C1!) ci racconta che:

Qui svernà è dura. Però preferisco Fiastra a Tolentino, dove ora vive mi madre, perché alla fine in città esci co’ quelli dell’anno tuo, coi 99, i duemila… qui invece semo pochi e uscimo tutti insieme, dai 2004 ai ’96.”

Il suo parlare così maturo, lucido e diretto ci incanta, stiamo zitti ad ascoltarla per molto tempo.
Ci parla di lupi che ululano da una montagna all’altra.
Come lei.


Mercoledì 9 agosto 2017
2 / da Macereto a Fiastra
Percorso: Santuario di Macereto, 279 CAI, Grande Anello (no deviazione per Cupi) fino al Rifugio di Tribbio
19.6 km percorsi
da 968m a 762m slm

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