“Un cammino che non ha ancora un nome”

Parcheggiamo alla Pasticceria Vissana, subito colazione da Lina. La nostra è una partenza inesperta e senza fretta, incorniciata dall’incontro casuale con Checco, 93 anni, Aschio, autoproclamatosi fonte battesimale, tra l’augurale e il minaccioso, di questo cammino:

Ve voglio dì… La montagna è bella tantu, però statece co’ la testa eh!!
Fateme vedè le scarpe!!!! Mmmh, va vè, va vè, state equipaggiati vene. ‘nnate.

Alle 10 arriva Davide, partito stanotte da Brescia in moto, si porta sulle spalle il vino delle sue valli: prima cerca il compagno e poi la strada, dicono da lui. È già stato da queste parti, subito dopo il terremoto di ottobre, per prestare soccorso con la CRI agli abitanti di Camerino. Io invece l’ho conosciuto virtualmente molto tempo dopo e visto solo una volta, quando insieme ad altri volontari è tornato nelle nostre zone per portare altri aiuti e l’ho messo in contatto con alcuni allevatori e produttori in difficoltà. È qui perché ha risposto al nostro appello sui social e senza troppe domande si è unito a noi.

Cerchiamo il nostro inizio del GAS (Grande Anello dei Sibillini), un anello escursionistico che dal 2001 abbraccia questi monti lacerati con i suoi 120 km di sentieri e percorsi. Dopo aver costeggiato quella che un giorno sarà la nuova area abitativa di Visso e aver osservato le gru con ai loro piedi geometri e militari presi in discussioni accese, ci perdiamo nei vicoli in salita di Villa Sant’Antonio, o almeno…. in ciò che ne è rimasto: case squarciate, un tagliaerba distrutto dalle pietre cadute, una ringhiera schiacciata, coppi in procinto di cadere dai tetti. Tutto è fuoriposto. Anche noi. Ci chiediamo come mai ci sia dato di camminare tra questi mondi personali e feriti, così, liberamente. Lo facciamo in silenzio. Ci perdiamo e ritroviamo la via, mentre il rumore dei lavori in corso rimbomba tra le dorsali. Percorriamo l’antica via dei pellegrini, la Lauretana, con ampie vedute sulla Valnerina.

Nel bosco ci accompagna una presenza nascosta tra le conifere, forse un cervo, veloce e furtivo. Sul versante del Monte Careschio, tra ginestre e cespugli di rosa canina, arriva l’affaccio: a destra la sagoma del roccioso Monte Bove, così vicino, a sinistra e di fronte si aprono i pascoli dell’altopiano di Macereto.

Scendiamo veloci, ridiamo. Marco (Azienda Agricola Scolastici) ci accoglie nella sua azienda agricola con dell’acqua fresca, aprendo per noi la yurta in prestito dall’Olanda, sopravvissuta ai quattro metri di neve di gennaio. Iniziano i racconti di quando negli anni quaranta “solo” nei registri della città di Visso risultavano più di 80.000 pecore, le storie di transumanza, origini e popoli in viaggio tra Cupi e Tarquinia, il mercato di bestiame in quel baluardo di controllo dello Stato Pontifico che fu il Santuario di Macereto, un nonno lontano con le sue parole che non andranno dimenticate. E poi le storie di oggi, dei richiedenti asilo a lavoro per le nostre terre.

Alessandro, biologo del Parco, si unisce a noi e a fine serata ci porta alla ricerca di un geotritone nella grotta dell’azienda, a 11 gradi, tra i pecorini stagionati nel fieno. Lasciato indisturbato, il sanbernardo Nebbia ci ruba un ciauscolo dalla tavola, inghiottendolo furtivo, intero e perfinto con lo spago.

Continuano i racconti sotto la luna. Non parliamo mai di quel giorno in cui tutto ciò che abbiamo intorno è andato distrutto, né di quel container infuocato di giorno e gelato di notte dove poi andremo a lavarci. Incontriamo solo l’arte di un antico mestiere e la lucidità necessaria di una scelta dopo l’altra. Citiamo Paolo Rumiz un paio di volte, si è innamorato anche lui dei nostro Appennino. E io sorrido pensando che stanotte, in questa tenda mongola, dormirò forse sulla sua stessa brandina blu con scritto Protezione Civile.

Ci infiliamo nei sacchi a pelo, siamo in cammino solo da qualche ora e siamo già pieni di emozioni.
Davide chiude gli occhi e sussurra…

Sapete cos’è il bello di Marco?
Che è proprio contento di vivere qua.

Ci addormentiamo tutti pensando la stessa identica cosa.


Martedì 8 agosto 2017
1 / da Visso a Macereto

Percorso: Da Villa Sant’Antonio, una parte di N1 e di Grande Anello dei Sibillini, Borgo Sant’Antonio, Fonte dell’Oppio, Le Vaglie, Macereto
10.3 km percorsi
da 609m a 968m slm

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