Andrea dei Rifugi dei Sibillini viene a prenderci alle otto al Bar Due Monti, possiamo accedere al Rifugio del Fargno solo con lui, in attesa della riapertura della strada. Giacca pesante, binocolo e ad accompagnarci solamente il desiderio di starcene un po’ nel vento. All’altezza di Casali incontriamo di nuovo Renato, oramai è una presenza fissa delle nostre giornate, noi lo pensiamo, lui spunta in modo dolce e inaspettato. Ci fermiamo, lo salutiamo dal finestrino mentre sta andando al suo orto, cammina a piedi, camicia a quadri e pantaloncini corti. Ripartiamo sorridendo tutti, io seguo la sua figura farsi sempre più piccola e dissolversi dal mio sguardo, senza staccargli gli occhi di dosso fino alla curva con cui lasciamo la frazione. Ogni incontro con lui è prezioso, a tratti incantevole e delicato, sempre acuto e sagace. Mi sento fortunata ad aver passato del tempo insieme. La possibilità di incontrarlo lungo la mia strada mi mancherà quando tornerò a Bologna.

 

Verso i 1.811 m slm della forcella del Fargno facciamo un paio di pause, per raccontare a Lorenzo le storie dei paesi che inizia piano piano a riconoscere in lontananza. Ai Piani di Pao, di fronte ad un casale, io e Andrea dibattiamo molto sull’attuale situazione, su chi è tornato e chi no, su chi è riuscito a rimanere qui, su chi non ha potuto farlo, su chi probabilmente non aveva questo desiderio nemmeno prima del terremoto, sulle mille sfumature di ogni vicenda personale che non potremmo mai immaginare.

Questo è sempre un argomento caldo e delicato qui, complesso e articolato, non devono esistere giudizi definitivi, ogni pensiero si basa solo sulla propria esperienza e non sarà mai completo. Gli animi si accendono per poi distendersi di nuovo, ogni punto di vista ne uscirà comunque arricchito. Colgo un mazzetto di olabri.

 

Il Rifugio del Fargno apre solo per noi, nonostante alla porta bussino ciclisti ed escursionisti a cui però non si nega mai un po’ di ristoro. Lorenzo in solitudine va in esplorazione con il suo microfono,  Luca accende il fuoco e inizia a fare un po’ di lavoretti con il trapano, io mi siedo davanti al Monte Bove a scrivere ed imparare a conoscerne ogni angolo con il binocolo. Il tempo scorre e ci attraversa in tutta la sua essenza, così come il senso di familiarità di questi luoghi.

 

Tornando a C.A.S.A. passa a trovarci Roberto, fotografo di 10Heartz, per realizzare un po’ di documentazione della residenza. Accendiamo insieme il camino e inizia a raccontarci del piccolo comune di San Ginesio, di come sia difficile a volte immaginarne il futuro per chi da tanti anni, già da prima del terremoto, lottava con fatica per una sensibilizzazione ed educazione dei territori in ambito culturale, storico e ambientale. Riusciamo ad immaginarlo.

 

Patrizia viene a cucinare per noi, come spesso ama fare quando torna a C.A.S.A.. L’atmosfera è fresca, distesa e rilassata, sembriamo una famiglia che convive insieme da molto tempo. Lorenzo coglie il silenzio sereno del momento e ci fa ascoltare in anteprima il lavoro sonoro di questi giorni, in vista della presentazione a Camerino per il festival.

Ci sono le nostre voci, quella di Peppe in Val di Panico, di Claudio che racconta i centri di accoglienza e di Renato nell’area SAE a Forapezza, i suoni registrati nella natura, l’acqua, gli uccelli, il vento, la sua macchina che arriva da Bologna, la sua macchina che se ne va. Tutta questa settimana acquisisce un senso ulteriore.

Ho lasciato la giacca a vento al Fargno, è già la seconda volta… forse è un modo inconsapevole di lanciare una monetina nelle acque di questi luoghi, sperando sempre di poter tornare presto.

 

Il racconto di Godblesscomputers [giorno cinque]

I giorni passano veloci su queste montagne e tra poco è già il momento di tornare a casa. Sabato ritornerò a bassa quota, e un pò mi dispiace. Avrei passato volentieri altro tempo quassù. È un’esperienza davvero immersiva…
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