“Un luogo dove convivono un monte Lieto e un passo Cattivo”

Ieri sera mi sono addormentata guardando Ussita dall’alto e c’era una sola, flebile, luce lontana.
Mi ha ricordato il libro “La lucina” di Antonio Moresco.
Sono venuto qui per sparire è la prima riga del romanzo.

Al risveglio sono cambiati tutti i piani e un improvviso cattivo tempo ci ha portati altrove, nonostante fossimo finalmente riusciti ad esser pronti, svegli e scattanti, alle sette. Le nuvole nere arrivano dal fondovalle, risalgono i boschi e ad ogni battito di ciglia avvolgono di più il Monte Bove fino a farlo scomparire in pochi minuti. Non riesco a staccargli gli occhi di dosso, anzi, rubo un binocolo e lo osservo da un angolo.

 

Piccola cronaca del Bove che scompare, appunti vari dal Rifugio del Fargno

Ore 7.00
Siamo decisi: facciamo colazione e partiamo per sette ore di cresta dal Fargno a Casale Argentella, attraversando Pizzo Berro, Bove Sud, Passo Cattivo, Monte Porche.

Ore 7.30
Nuvole minacciose si avvicinano da dietro Ussita, pensiamo a piani B, C e D. Chiediamo a persone esperte e fidate. Tutti ci scoraggiano.

Ore 7.40
Esco a fare foto, il cane bianco (Anita) esce con me. Mi sembra di essere circondata da il Nulla del “La Storia Infinita”. Rientro di corsa, lui avanza e ci avvolge.

Ore 8.00
Siamo bloccati al Fargno tra nebbia, fulmini e temporale. È surreale. Siamo sospesi. Dov’è finito il Bove?

Ore 8.09
Davide propone un torneo di Tresette.

Ore 8.10
Io di accendere il camino, per aspettare al caldo il ritorno del Bove.

 

La nostra quinta tappa prevedeva Fargno/Argentella, passando per Pizzo Berro, Forca della Cervara, Bove sud, Passo Cattivo, Cima di Vallinfante, Monte Porche, Palazzo Borghese, Monte Argentella: un percorso in quota che diventa piuttosto pericoloso con un tempo così variabile, fulmini e vento forte potrebbero metterci in difficoltà. Doppia colazione quindi (come se qui al Fargno non avessimo già fatto razzia di ogni specialità, insieme a Davide e Sofia…) in attesa che Andrea ci dia un passaggio con la sua jeep in un punto più vicino alla meta di stasera: Casale Argentella (2002 slm), in prossimità della Fonte delle Fate.

Non riusciamo a stare fermi per troppo tempo, i nostri piedi scalpitano. Per cercare di allargare la veduta, ancora immersa in una densa coltre bianca, prendiamo la forcella e saliamo a Pizzo Tre Vescovi dove troviamo una grande croce, abbattuta e sradicata dal sisma, nonostante la base in cemento. Riappare anche il Monte Sibilla con il suo profilo umano, sembra cerchi sempre di respirare affannosamente proteso verso il cielo. Ci fermiamo per un po’, insieme ad Anita che ci ha accompagnati dal rifugio senza mai smettere di scodinzolare.

Con i panini nello zaino e un sacchetto di biscotti fatti in casa scendiamo in macchina per la strada di Ussita e grazie ad un permesso speciale attraversiamo strade dissestate da frane e frazioni disabitate, quasi distrutte (Casali, Tempori, Spina di Gualdo, le prime che ricordo). Nella stessa macchina si parla appassionatamente di anime che si incontrano, di storie d’amore, di esperienze sensoriali importanti e di rinascita.

Gli opposti qui sembrano convivere ovunque, in ogni situazione: dolore e amore, magia e disincanto, paura e coraggio, distruzione e bellezza, resistenza e sconforto. Una catena montuosa che fa convivere allo stesso tempo un Monte Lieto e un Passo Cattivo.

Arriviamo a Castelluccio di Norcia e non ho molte parole, mi si azzerano perfino i pensieri, mi guardo solamente intorno con fatica, vedo per la prima volta i tagli netti sui versanti e nel terreno, incrocio velocemente i volti di chi viveva qui e che resiste. C’è il presidio militare all’ingresso del paese, è quasi tutto zona rossa, osservo i movimenti dei turisti e dei curiosi provenienti da Norcia. Non so da quale parte sentirmi, mi sento turbata, eppure sono mesi che attraverso e ascolto le nostre comunità abbandonate. Ma l’immensa pace perduta del Pian Grande, così ferito e violato, è qualcosa di disarmante. Vorrei lasciare solo chi è rimasto e allo stesso tempo non vorrei, non riesco a fare foto, vorrei parlare con qualcuno ma mi si stringe la gola. So che torneremo qui insieme a Daniele nei prossimi giorni, dovrò essere diversa e in un certo senso non mi dispiace esserci passata prima.

Andrea ci lascia davanti alla sua Capanna Ghezzi: ci racconta la sua storia, entriamo furtivamente a dare un’occhiata e ci auguriamo che presto possa ricostruirla più bella di prima. Ci incamminiamo silenziosi sull’Argentella verso un vecchio ricovero per pastori in alta quota, quei pochi metri quadri che stasera e domani saranno la nostra casa, con una vista aperta sul Pian Grande di Castelluccio e sulla cima austera del Redentore.

Ci sentiamo subito addosso fiati di bestie, ululati lontani e fumo di camino.


Sabato 12 agosto 2017
5 / Dal Rifugio del Fargno a Monte Argentella
Idea iniziale: Rifugio del Fargno, Pizzo Berro, Forca della Cervara, Monte Bove Sud, Passo Cattivo, Cima di Vallinfante, Monte Porche, Palazzo Borghese, Monte Argentella, Casale Argentella
Percorso alternativo causa pioggia:
– Escursione dal Rifugio del Fargno a Pizzo Tre Vescovi
– Passaggio in auto dal Rifugio del Fargno a Capanna Ghezzi (passando per Casali, Tempori, Ussita) e salita a piedi a Casale Argentella
13 km percorsi
Da 1811m a 2002m slm

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